RONDAT
30 maggio- 15 giugno 2008
30 maggio- 15 giugno 2008
Maria José Rojas, cilena di origine ma nata a Parigi e vissuta in Italia, unisce nella sua pittura e nella sua vita la visione di due mondi: la modernità europea con la forza cromatica del Sud di questo pianeta. In questa mostra si intrecciano la mediterranea gondola veneziana con le silenziose sabbie del deserto di Atacama del nord del Cile.
Tele che si sovrappongono, cornici che s’inventano in sé stesse, composizioni geometriche impresse in capricciose consistenze, sfere nere o colorite che stimolano la nostra curiosità, specchi che riflettono l’anima di ciò che si dipinge e l’immagine di chi da fuori osserva e s’illumina. Tutti questi elementi conformano la metafora di quel Sud e quel Nord che sono lì, giocosi, che si fondono in un abbraccio ed in una danza che non è altro che il RONDAT che gira e che, in modo insinuante, avvolgente e seduttore, fonde questi due mondi che sono cresciuti di schiena senza sapere che erano uno solo.
Così è questa pittura che unisce colori acrilici, pastelli ad olio, tessuto, carta, sabbia, collage con materiale riciclato, colle e resina, e così è Maria José Rojas che descrive ciò che le è toccato vivere plasmando il suo aspetto ludico, etnico e moderno nelle sue opere.
Nel ludico giocano i suoi sogni infantili insieme ai sogni di una madre esordiente. Nell’etnico persistono le trame di fango e bronzo di un’america indomita e millenaria, il sangue del dolore e l’amore accumulato, il nero di ciò che ancora non è stato, ma che nascerà un giorno. Nel moderno, cullato nei suoi toni dorati e metallici, si aspira ad esaltare l’anima in una contemplazione superiore e placida dove i sogni, le radici ed i colpi della vita si amalgamano in una speranzosa visione del futuro.
Quando si comprende questo universo, non si può che sentire profonda ammirazione, emozione e passione per ciò che verrà. Queste sono le cimenta di questa pittura che non pretende se non esaltare la bellezza nell’occhio di chi contempla.
Germán Rojas
Tele che si sovrappongono, cornici che s’inventano in sé stesse, composizioni geometriche impresse in capricciose consistenze, sfere nere o colorite che stimolano la nostra curiosità, specchi che riflettono l’anima di ciò che si dipinge e l’immagine di chi da fuori osserva e s’illumina. Tutti questi elementi conformano la metafora di quel Sud e quel Nord che sono lì, giocosi, che si fondono in un abbraccio ed in una danza che non è altro che il RONDAT che gira e che, in modo insinuante, avvolgente e seduttore, fonde questi due mondi che sono cresciuti di schiena senza sapere che erano uno solo.
Così è questa pittura che unisce colori acrilici, pastelli ad olio, tessuto, carta, sabbia, collage con materiale riciclato, colle e resina, e così è Maria José Rojas che descrive ciò che le è toccato vivere plasmando il suo aspetto ludico, etnico e moderno nelle sue opere.
Nel ludico giocano i suoi sogni infantili insieme ai sogni di una madre esordiente. Nell’etnico persistono le trame di fango e bronzo di un’america indomita e millenaria, il sangue del dolore e l’amore accumulato, il nero di ciò che ancora non è stato, ma che nascerà un giorno. Nel moderno, cullato nei suoi toni dorati e metallici, si aspira ad esaltare l’anima in una contemplazione superiore e placida dove i sogni, le radici ed i colpi della vita si amalgamano in una speranzosa visione del futuro.
Quando si comprende questo universo, non si può che sentire profonda ammirazione, emozione e passione per ciò che verrà. Queste sono le cimenta di questa pittura che non pretende se non esaltare la bellezza nell’occhio di chi contempla.
Germán Rojas